MIMMO BECCARISI
Alcune cose su di me:
La mia dote d’Arte si manifesta in modo eclettico. L’ opera artistica va dalla scultura su Pietra Leccese alla pittura ad olio. Ho realizzato molti affreschi a freddo su volte a stella e a botte in palazzi baronali barocchi nella provincia di Lecce, in alcuni casi ho eseguito dei restauri. Realizzo Trompè – l’oeil eseguiti su mia creatività con tecnica acrilica e impasto di terre. Nella mia produzione artistica ci sono molti ritratti che eseguo ad olio su tela e quadri religiosi . Inoltre mi diletto dipingendo su vetro , anche istoriato, con tecnica di colore bicomponente a freddo. La mia pittura si esprime inoltre in decorazioni su terracotte di varie forme!
Sono nato nel 1957 il giorno 11 del mese di ottobre. Dopo aver frequentato la scuola elementare a Marina di Massa Carrara ho conseguito il diploma della Scuola Media a Roma per approdare a Parma nell’Istituto d’Arte “ P.Toschi” dove nel 1974 mi sono diplomato Maestro d’Arte con qualifica in architettura ed arredamento.
Hanno scritto e pubblicato di me: EUROARTE – Gentile Editore Lecce

SOGNO ILLUSORIO

SOGNO ILLUSORIO
m 2,30 x 0,70
tecnica mista: olio e acrilico
4 febbraio 2012

L’ ispirazione mi è nata dall’esigenza di testimoniare con l’arte la tragedia dell’immigrazione sulle coste Italiane da parte di popoli tiranneggiati e schiavizzati da ideologie tiranniche, da false letture di dottrine religiose, dove l’amore e la pace vengono soppressi con la violenza, e la povertà è l’arma per governarli.
Ho voluto guardare dalla loro angolazione, immaginare la parte più debole, metaforicamente la donna come personificazione della loro ricca cultura, per questo elegantemente vestita della dignità e meraviglia nel guardarli  oltre i vari modi cui vengono appellati, che spesso ledono le loro virtù. Uomini, donne e bambini che ambiscono attendendo il loro turno con sacrale pazienza l’occasione per attraversare quel ponte che li separa dalla nostra falsa felicità, il tronco secco ad arco sulla spiaggia ne è la metafora.
Attendono continuando a desiderare che si avveri quel sogno tracciandolo con un legnetto sulla sabbia : la parola SOGNO è incisa in arabo حلم
Immaginandoli sulla spiaggia, come fosse l’ultima, ripenso ad una miriade mai censita di gente che da ogni parte d’Italia si armava di quelle valigette di cartone pressato scuro e si accatastava sui moli d’imbarco per le Americhe, sui binari di tutte le stazioni per paesi Europei, ma lo abbiamo dimenticato! Eppure erano gli orizzonti cui moltissimi dei nostri avi, neppure tanto avi, hanno desiderato come unica via di scampo alla povertà, anche loro guardavano nella prospettiva di quell’orizzonte che l’ho voluto dipingere azzurro come alba e arancio come tramonto, aggredito dalle nuvole nere di un’infausta realtà per moltissimi di loro che non sono riusciti a terminare l’attraversamento di quel ponte e di quei molti che una volta riusciti sono stati, per modo di dire, legalmente respinti dagli stessi eredi di quei migranti italiani.
Il gabbiano, metafora di quella libertà che lo distingue padrone del mare, che non viene messo da nessuno in gabbia, è li a guardare severo, senza ali dispiegate al centro di quel ponte, come monito a riflettere se quel sogno è davvero la cosa più giusta da desiderare.
Mentre le barche in secca senza né remi né timoni, ignare testimoni di tante lacrime e lutti attendono di conoscere il prossimo numero di sogni illusori da traghettare, su di una di queste il titolo  حلم وهم


LIBERI LIBERI

LIBERI LIBERI
olio e acrilico su tela artigianale
cm 120 x 140
Dicembre 2011

Centocinquanta anni fa iniziò da un pensiero da un'utopia l'idea dell'ITALIA. In seguito fu uno scacchiere di battaglie su tutto il territorio per unificarla da Nord a Sud, uomini di grandi meningi ne disegnaroni i confini e dove mancava una parte tutti si spostavano armi in pugno li per conquistarla ed aggregarla. Dai Francesi agli Austriaci, dai Borboni ai Savoia, tutti signori abituati a banchettare con le derrate di quel popolo di contadini per lo più, ma....ma vi erano anche intellettuali, dai Mazzini ai Camillo Benso di Cavour che da visionari iniziarono a tessere una bandiera TRICOLORE racimolando in sette segrete e menti aperte di nobili con la enne maiuscola, accoliti sempre più determinati a costruire quest'unica casa su di un'unica terra dal nome bello a pronuncirsi a bocca e denti aperti: ITALIA.
Nulla fu facile, il tributo pagato da tanti, nei vari ranghi fu alto, non si risparmiarono nè donne nè bambini, ma giunse l'apoteosi di quell'utopia con l'avventura dei MILLE che fecero in modo che quel sogno si realizzasse, il dopo fu un cammino zoppo ma l'ITALIA stava imparando a camminare unita, qualcuno volle vederla come una bella donna, altera e fiera, daltronde i nostri cugini d'Oltralpe ce l'hanno in bella mostra nella " Presa della Bastiglia" simbolo della Francia libera e democratica, noi italiani  ignoranti della parola democratica ci siamo arrivati più tardi, ma intanto avevamo la nostra Bandiera e la nostra bella testa di donna che s'è cinta la testa, come ci insegnarono a cantare i Mameli.
E così via passarono gli anni, guerre e terremoti, sia a Nord che a Sud, ma l'ITALIA si rialzava sempre, dai Re alla dittatura, dagli alleati ai politici l'ITALIA sembrava resistere a tutto.
Arrivarono gli industriali, i partiti politici, i sindacati gli anarchici ed i fascisti, i comunisti e i democristiani che tiravano la bandiera ognuno dalla propria parte, lasciando il corpo dell'ITALIA sempre più nudo ma...ma era integro quel corpo e non a disposizione di un macellaio che neppure a nominarlo arrivò anche lui che prese quel corpo e lo imbriglio in un bondage con la sua stessa bandiera usata come slogan ed urlando che quel sogno era ancora in auge e mai completato, macellaio dalla manica larga che distribuiva a cani e porci parti del corpo aggraziato della nostra ITALIA e che ha perduto anche l'alloro che cingeva la testa.
E venne l'Europa, altra utopia che aleggiava nelle meningi di grandi sognatori e l'ITALIA non poteva che farne parte, unica salvezza dello scempio che le torturava la carne. Un'altra bandiera, tutta azzurra e con le stelle gialle ad indicare ogni nazione ne facesse parte sembrava prenderci per mano e sventolare insieme, per poi rivelarsi bendatura degli occhi meravigliosi della nostra ITALIA la cui cecità favorì il totale saccheggio delle casse, del popolo e della dignità da parte di lerci ladri al soldo di un'unico egocentrico ladrone ed ammalato di avverso "Priapismo". ( nella metafora è la gazza alias pica-pica).
I giornali non sono risparmiati dallo scempio, unica fonte di informazione per i propri proseliti, dove l'informazione sullo stato di salute della nostra bellissima ITALIA è stato circoscritto solo sulle memorie del  "NEOCASANOVA" e chi scrivesse d'altro sui disoccupati, sui rapinatori dell'Euro, sugli sprechi e sulla fame del popolo, sulle mafie e sui disoccupati, sui privilegiati e sui corrotti  è stato metaforicamente ammanettato, neppure tanto metaforicamente.
L'ITALIA non ha una Bastiglia da conquistare ma siamo ottimi costruttori di biciclette ed è giunta l'ora che da Nord a Sud ricominciassimo ad usarle e come incitavamo Coppi o  Bartali in salita urliamoci con foga che possiamo farcela su esempio di questo nostro grande Presidente della Repubblica.
LIBERI LIBERI? E' la mia utopia!

Faro della PALASCIA


 Faro della PALASCIA
Olio e acrilico su tela
cm 100 x 100
Settembre 2011

Lu Sule…Lu Mare e lu Vientu…

Terra arsa e nerboruta, ossatura della civiltà salentina, generosa gestante e balìa degli ulivi che solo il nome
è simile nel resto d’Italia ma non la forma, quella forma diversa albero da albero, custodi di sofferenze atroci, di sete e torture del vento, alcuni si piegano ma non si spezzano, si deformano si adagiano sul terreno cui la mano amorosa del contadino ne cura la rinascita e come l’uomo che si piega ma non si spezza alle difficoltà della vita così quest’albero mi è apparso davanti agli occhi in una delle tante mie passeggiate nelle campagne alla ricerca di silenzi e ristoro per la mente dove attingere colori e canti di uccelli e fruscii sussurrati dai rami e le foglie degli ulivi.

Ho voluto trasportarlo in riva “ allu mare nosciu” (al mare nostro) , dandogli la compagnia del Faro della Palascia, punta più estrema ad Est dello Stivale in odore d’Oriente e metafora virile di ciò che è l’uomo del Salento…uomo capace di resistere e morire a difesa della sua dignità malignamente assalita dalle orde provenienti dal mare e che oggi deve guardarsi da quelle che arrivano dalla terra….



Alessio (mr Conte)

Alessio (mr Conte)
Olio su Tela
dimensioni: 180 x 120

Caro Alessio, non è retorica se ti dico che sono stremato dalla fatica, fare il tuo ritratto non è stato semplice e non per l'impegno fisico ma per quello emotivo interiore. Io non ti conoscevo e le foto, tante davvero, che mi sono scivolate tra le mani mi hanno parlato di te, mi hanno suggerito i tuoi segni somatici i tuoi muscoli e le tue mani, le tue smorfie e i tuoi sorrisi, l'allegria della tua giovane età e la musica che mi ha accompagnato al ritmo del reggae, con la tua voce che mi nascondeva le parole. Parole che non capivo, recitate nel dialetto salentino e nella danza delle note, parole che inneggiano alla libertà, al volo senza catene dei pregiudizi della gente, ed è così che si è materializzata in me la metafora dei cardellini, essi si contendono un foglio di carta con scritta una frase estrapolata dalla tua canzone. Nei tuoi 18 anni ho visto una vita densa di energia, come una matassa l'ho pazientemente srotolata per conoscerti e capirti fino in fondo...è così che ti ho incontrato. Un Alessio sportivo e campione in erba di pugilato, un Alessio figlio con tutti quegli atteggiamenti che attirano le carezze e le tirate d'orecchie, un Alessio amico di tutti e non solo dei coetanei, un Alessio cantante e musicista. Solo l'arcobaleno può rappresentarti, sì l'arcobaleno!!! In esso vi è racchiusa tutta la gamma dei colori, esso è formato da miriadi di goccioline che quando si toccano tra loro emettono musica. L'arcobaleno che mette allegria ma che dura poco, troppo poco, come la tua giovane vita! Sia eterna per te quella fiammella, insieme al tuo sorriso ed al tuo grande abbraccio...ora ti conosco. Ciao Alessio.... Mimmo Beccarisi

Quintino Luigi Manni

Quintino Luigi Manni
olio su tela
dimensioni: 100 x 100

UOMO... dalle mani poderose che hanno sbriciolato zolle aride della terra Salentina, mani che hanno stretto manici di zappe rendendole dure nemiche della gramigna, mani che hanno curato tralci e grappoli di vite rendendoli amabili bevute di nettare, mani che hanno sfoltito chiome di ulivi secolare trasudanti olio dorato, mani che hanno sollevato covoni di spighe per tramutarli in farina di grano, mani che hanno saputo tramutarsi in docili scalpelli per dare vita al legno umile e duro dell'ulivo, creando tutti gli oggetti del mestiere del CONTADINO! Mi inchino...alla memoria.

Pas toucher

Pas toucher ("Non toccare")
150 cm x 154 cm
Olio su 3 tele 150 cm x 50 cm

Il Miracolo del Monte del Carmelo

" Il Miracolo del MONTE del CARMELO"
olio su tela - m 2,65 x 1,85
Tratto dalla Bibbia: 1 RE 18, 17-42
Elia si recò alla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia tra le proprie ginocchia. Quindi disse al suo ragazzo: «Vieni qui, guarda verso il mare». Quegli andò, guardò e disse. «Non c'è nulla!». Elia disse: «Tornaci ancora per sette volte». La settima volta riferì: «Ecco, una nuvoletta, come una mano d'uomo, sale dal mare»

Oloferne

Oloferne
olio su tela
dimensioni: 150 x 100
Decisi giovanissimo di mettere su famiglia e al mondo dei figli, dedicarmi alla missione di ogni uomo o donna sulla terra, proliferare e lasciare una traccia del mio passaggio.
Un uomo si sente un gigante quando riesce in questa missione.
Oloferne, ecco un gigante che guidando un esercito andava a conquistare, lasciava traccia del suo passaggio, indistruttibile sin quando divenne umano e perse la testa per Giuditta.
La donna! Per la propria donna ogni uomo si ridimensiona,e da gigante per amore si livella, si modella, si trasforma si indebolisce per non destare supremazia, per compiacere nella seduzione.
Ma lei Giuditta, che una volta ha subito il torto di essere conquistata nella sua patria, nel suo orgoglio nel suo giaciglio, attende... attende e come un'aquila non uccide per gusto ma per esigenza, senza vendetta, solo indole. Aquila che volteggia, scruta, analizza, valuta quando sia il momento giusto per colpire e uccidere. Giuditta ubriacò Oloferne e lo decapitò.
Io, Oloferne, Da gigante a nano. La mia testa custodita in una nicchia moresca, indice di scontate origini in similitudine con Oloferne, la gatta nera mi custodisce come sempre nel tragitto della mia vita (malasorte).
Se prima guardavo Giuditta dall'alto in basso ora il mio sguardo si perde sulla sua grandezza.
Muoio metaforicamente a 50 anni, ho perso la testa nella impari battaglia tra uomo e donna, la vittoria se l'aggiudica sempre lei. Noi uomini, abbiamo solo un misero distributore di semi, loro donne, hanno la terra, l'acqua e la natura feconda.

Kronos

Kronos
Olio su tela artigianale
160 x 120
Dopo Oloferne ho creato d'impulso "KRONOS", tempo!
Sì, chi ha tempo non perda tempo, ed è tempo che io mi tolga la maschera delle ragioni spiegate nella prima parte di Oloferne.
Una vita dedicata agli altri, figli, famiglia, società, fallimenti successi ecc...Ora non è più tempo di compromessi, quei compromessi che solo gli umani torturati dalla fiamma della creatività accettano di vivere. Far seccare i pennelli per degli anni, rincorrere le miserie di tutti i giorni e mascherarsi di una facciata sociale.
E' tempo che mi tolga la maschera pur senza dolore, tanto dolore. Una maschera come armatura che serviva per proteggere, difendere e combattere ma sempre per gli altri.
Mi piego alla volontà naturale del mio estro e decido di dedicarmi all'arte, alla musa creativa cui attraverso la calla, metafora intima della donna, voglio perdermi nel mondo dei colori delle forme delle ombre e delle luci. Vivendo nell'anthurium, metafora dell'intimo maschile senza più schiavo del tempo.
KRONOS, predisposto in cerchio: Il mio ego piegato a riflettere in posizione di partenza, rinascita, saluto mestamente la mia maschera, una vita 50 anni, a seguire la calla da cui traggo le mie emozioni, la natura intima della donna. Donna appena abbozzata e incompiuta come la mia felicità di viverla, su di una tela lacerata dalle tante rinunce. A seguire l'anthurium, amazzonico termine di "dardo dell'amore", metafora dell' IO maschile, per giungere chiudendo il cerchio alle lancette, paradosso del tempo, che non si vedono muoversi, potrebbero stare dovunque ed in qualsiasi posizione, ma segnano inesorabilmente il tempo!...KRONOS.